In occasione del ventennale della scomparsa di Syd Barrett, ripropongo con piacere la puntata di L’Ultimo Negozio Di Dischi Sulla Terra in cui io, Claudio Alcara e Antonello Pudva abbiamo reso un umile tributo alla sua straordinaria figura artistica. Syd è stato, per molti di noi e in modi diversi, un faro, un riferimento, un maestro, il cui bagliore continua a risplendere…
Syd Barrett è stato il fondatore, il leader e la mente visionaria dei Pink Floyd degli esordi, un artista capace di portare nella musica un immaginario completamente nuovo, fatto di poesia, sperimentazione, sogni e inquietudine, raccontando mondi sospesi tra realtà e fantasia e cambiando per sempre il linguaggio della musica psichedelica.
Ma Syd non è stato soltanto il primo capitolo della storia dei Pink Floyd: dopo l’esperienza con la band, grazie anche al sostegno di alcuni dei suoi ex compagni (e soprattutto di David Gilmour, che ha preso il suo posto nella band), ha dato vita a una breve ma preziosissima carriera solistica, consegnandoci album come The Madcap Laughs e Barrett, opere intime e visionarie in cui l’artista sembra riuscire ancora a sussurrarci qualcosa prima di dileguarsi in un lungo crepuscolo fino a spegnersi lentamente, come una cometa.
La sua parabola artistica è stata breve, ma il suo influsso è immenso. Syd è stato, per molti di noi e in modi diversi, un faro, un riferimento, un maestro, la cui luce continua a risplendere ancora oggi.
Un artista impossibile da incasellare, capace di trasformare fragilità e immaginazione in qualcosa di eterno. La sua arte ci conferma che le luci più delicate possono illuminare territori sconosciuti e lasciare tracce destinate a durare nel tempo.
The Madcap keeps laughing at the men on the border!
Quando
progetto un’attività per la scuola, cerco sempre di partire da una domanda: a
cosa può servire davvero ciò che gli studenti stanno facendo? Mi piace pensare
che il lavoro in classe non debba esaurirsi in un esercizio destinato a essere
corretto e archiviato, ma possa trasformarsi in un’esperienza significativa,
capace di sviluppare competenze spendibili anche al di fuori delle mura
scolastiche.
Da questa
idea è nato Ceparana Storytellers, un progetto sviluppato nel corso
dell’anno scolastico 2025/2026 con la classe 3C della Scuola Secondaria di
Primo Grado A. Manzoni di Ceparana (ISA 20 Bolano, La Spezia), che ha
trasformato lo studio della lingua inglese in uno strumento di ricerca, di
incontro e di divulgazione culturale.
L’obiettivo
non era semplicemente imparare nuovi vocaboli, consolidare strutture
grammaticali o perfezionare le abilità di speaking, ma utilizzare
l’inglese per fare ciò che una lingua permette di fare nella vita reale:
accedere alle informazioni, comprendere documenti autentici, dialogare con
persone di altri Paesi, costruire conoscenza e condividerla con gli altri.
Per questo
motivo, il progetto si è sviluppato seguendo un percorso preciso: partire da
fonti originali per arrivare a un prodotto destinato a un pubblico reale.
Gli studenti hanno lavorato su documenti autentici: immagini storiche, materiali d’archivio, documentari, articoli, testimonianze e soprattutto il libro The Kalamazoo Gals: A Story of Extraordinary Women & Gibson’s “Banner” Guitars of WWII di John Thomas, docente universitario, chitarrista e giornalista. Il volume racconta la storia delle donne che, durante la Seconda Guerra Mondiale, furono coinvolte nella produzione delle celebri chitarre Gibson nello stabilimento di Kalamazoo, in Michigan, mentre gli uomini erano impegnati al fronte. Non si trattava di testi adattati a scopo didattico, dunque, ma di fonti nate per raccontare una vicenda realmente accaduta. Gli alunni hanno imparato a leggerle in modo critico, a confrontarle, a selezionare le informazioni più significative e a trasformare i materiali raccolti in una narrazione coerente.
L’inglese è
diventato così il filo conduttore dell’intero percorso: la lingua attraverso
cui consultare materiali originali, comunicare con l’autore del libro,
realizzare un’intervista in lingua straniera e infine raccontare al pubblico
una storia poco conosciuta, ma di grande valore storico e umano.
Anche il
prodotto finale è stato pensato per una fruizione reale. Originariamente
concepito come un podcast audio, si è evoluto in un videopodcast sottotitolato
in due lingue (inglese e italiano) per consentirne la diffusione a quante più
persone possibile. I contributi degli studenti non sono nati come semplici
elaborati destinati all’insegnante, ma come contenuti pensati per essere
pubblicati e condivisi. Sapere che il proprio lavoro avrebbe raggiunto un
pubblico esterno alla classe ha dato agli studenti una motivazione diversa,
rendendoli più coinvolti, responsabili e consapevoli del valore della
comunicazione.
In questo
senso, Ceparana Storytellers rappresenta un esempio di apprendimento autentico.
La lingua straniera non costituisce il fine del percorso, ma uno strumento che
ha permesso agli studenti di uscire dalle pagine dei libri di testo per
esplorare il mondo, entrare in relazione con altre culture, sviluppare il
pensiero critico e diventare produttori di contenuti, anziché semplici fruitori
di informazioni.
Trasformando la classe in una redazione, il progetto ha integrato naturalmente i principi del CLIL, del Cooperative Learning, del Project Based Learning e del Digital Storytelling. Ricerca storica, Educazione Civica, competenze digitali, comunicazione interculturale e lingua inglese si sono intrecciati in un’unica esperienza, nella quale ogni competenza ha acquisito significato perché è stata utilizzata per uno scopo concreto.
La scuola,
oggi, ha il compito di preparare gli studenti non solo a superare una verifica,
ma a interpretare la complessità della realtà. Per questo credo che le attività
didattiche debbano offrire occasioni per fare ricerca, porsi e porre domande,
verificare le fonti, collaborare, comunicare e restituire alla comunità ciò che
si è appreso.
È proprio
questa la filosofia di Ceparana Storytellers: trasformare l’apprendimento della
lingua inglese in un ponte verso il mondo, dimostrando che conoscere una lingua
significa soprattutto avere uno strumento in più per comprendere la realtà e
contribuire a raccontarla.
Ma c’è un
ulteriore elemento che ha reso questo progetto ancora più speciale.
Il Professore, chitarrista e giornalista americano John Thomas
Di solito, nei progetti scolastici, gli esperti intervengono per il tempo necessario e poi se ne vanno. Con noi è andata diversamente: John Thomas è diventato un compagno di viaggio e un amico. Ha creduto nel progetto dall’inizio, seguendone l’evoluzione, incoraggiando i ragazzi, consentendo loro una proiezione esclusiva a scuola del documentario sulle Kalamazoo Gals da lui realizzato e partecipando dagli USA al momento conclusivo della première tenutasi su YouTube la sera del 10 giugno 2026 insieme alle loro famiglie. Questo dà l’idea di una scuola che non si limita a “ospitare un esperto”, ma costruisce una rete di relazioni significative.
Il documentario co-prodotto da David Massar e John Thomas uscito nel 2025
Questa
dimensione umana ha reso Ceparana Storytellers qualcosa di più di un progetto
scolastico. Ha insegnato agli studenti che la conoscenza nasce anche
dall’incontro tra persone, dalla disponibilità ad ascoltarsi e dalla passione
condivisa per le storie. In questo contesto, l’inglese è diventato il
linguaggio che ha permesso di accorciare le distanze, creare relazioni e
trasformare una classe in un piccolo ma importante nodo di una rete
internazionale di ricerca e di narrazione.
Un’ultima, grande soddisfazione è arrivata in questi giorni dall’articolo scritto da Chiara Tenca e pubblicato su La Nazione, che ha dedicato un’intera pagina a Ceparana Storytellers. Per i ragazzi è stato motivo di grande orgoglio vedere riconosciuto il valore del loro lavoro proprio al termine del percorso alla Scuola Manzoni di Ceparana, dopo gli esami conclusivi e poco prima di iniziare una nuova esperienza nelle scuole superiori.