Il mio amico Amedeo

La notizia è arrivata di prima mattina, fredda e rapida come una coltellata a tradimento: Amedeo non c’è più. Ho provato a rassicurarmi, dicendo a me stessa che doveva trattarsi di un errore, perché lo avevo sentito solo qualche ora prima, ma sapevo benissimo che si può morire in un secondo.

Nell’incertezza e con un po’ di ansia, sono andata a lavorare e ho aspettato per qualche ora una sua sortita del tipo “Laudani non capisce un cazzo, non ci penso neanche a partire. Ciao cara”. Purtroppo non è arrivata. È arrivato, invece, il messaggio di Lucilla, la figlia, che confermava tutto.

Che male!

Nel 1998 il mio amico e ottimo musicista Luca Ravagni mi consigliò di andare a vedere il film “La leggenda del pianista sull’oceano” di Giuseppe Tornatore. Decisi di seguire il suo consiglio, andai a vedere il film al Teatro Impavidi di Sarzana (La Spezia) e ne fui immediatamente conquistata. Chiamai Luca quella sera stessa per ringraziarlo della dritta e per dirgli che mi ero innamorata della storia e ancor di più della colonna sonora di Ennio Morricone. Curiosamente, Luca mi chiese subito se qualche brano in particolare mi avesse colpito e, senza esitare, gli diedi la risposta che evidentemente attendeva: “sì, la scena del pianista che suona il piano mentre questo vola a destra e a manca a causa del mare mosso. Il brano che la accompagna è eccezionale”. Luca mi rispose prontamente che quel waltz non era di Morricone, ma di un suo caro amico che aveva collaborato alla colonna sonora, “Amedeo Tommasi, una leggenda del jazz e un personaggio fantastico! Se vi conosceste, diventereste grandi amici!”

La leggenda del pianista sull’oceano (1998)

Luca chiamò Amedeo e gli portò i miei complimenti, e Amedeo gli disse che potevo parlarne direttamente con lui, contattandolo su ICQ.

Grazie Ravagni.

All’epoca internet esisteva già, ma non esistevano i social come li conosciamo oggi. ICQ era un programma di messaggistica istantanea che non avevo mai usato. Amedeo, che all’epoca aveva 62 anni, conosceva qualsiasi novità e trend tecnologico.

Per farla breve, siamo diventati inseparabili. Inseparabili nel senso moderno del termine, poiché Amedeo viveva a Roma e io a La Spezia. Come me, soffriva di insonnia e quasi ogni notte ingaggiavamo infinite chiacchierate digitali sulla musica, sul mondo, sulla vita. I nostri scontri “jazz vs rock” sono passati alla storia (soprattutto quando sono usciti da ICQ e li abbiamo portati sui social)!

Chet Baker e Amedeo Tommasi

Ho avuto l’onore di conoscere Amedeo attraverso i suoi stessi racconti. Storie di un’epoca leggendaria della musica, fatte di figure mitologiche del jazz mondiale e oltre (il suo legame con Chet Baker non è che una di queste), di dischi che rimangono dei capisaldi a distanza di più di 60 anni dalla loro uscita, di esperienze in tv, al cinema (le colonne sonore per Pupi Avati e per Tornatore sono letteralmente di culto), a teatro, insieme ad altri colossi. Storie di talento, studio, gavetta, trionfi e anche di ingiustizie. Intrecci favolosi, costellati di aneddoti incredibili sullo sfondo di mondi a me fino ad allora preclusi e dei quali mi apriva le porte a ogni occasione, come solo i migliori cantastorie sanno fare. Amedeo tanti anni fa mi ha chiesto di occuparmi della sua biografia e questo, vi assicuro, è il progetto incompiuto più bello che non leggerete mai.

Amedeo era un genio della musica, che conosceva e governava come pochi. Ha scritto cose incredibili, suonava divinamente, era un insegnante straordinario e un entertainer dalla dialettica insuperabile. Aveva la mente di un ragazzo, uno humour devastante, una sete di emozioni che non si possono scrivere. Era capace di reinventarsi di continuo, senza paura. È rimasto un ragazzo e ha suonato fino all’ultimo. È stato elegante, intelligente e generoso nella musica come nella vita.

Tom

Da quando ci siamo conosciuti, ha condiviso con me ogni evento importante della mia vita. Mi ha ricoperta di affetto e stima, che ha esteso amorevolmente a tutta la mia famiglia e a mio fratello in particolare. Il suo continuo incoraggiamento, il suo entusiasmo per ogni mia iniziativa e la sua presenza costante sono stati un regalo che non ho mai dato per scontato. Era il mio fan numero UNO.

Sono molto fortunata. Per me non è stato “solo” una leggenda della Musica, ma uno degli amici più cari e fidati che abbia avuto. Non so se abbia mai capito veramente quanto sia stato importante nella mia vita (forse sì). In questo quarto di secolo ha saputo essere un grande consigliere per me e l’idea che non riceverò più una sua chiamata, un suo commento, un suo “cara” mi è insopportabile.

L’ultima parola che mi ha detto, pochissime ore prima di andarsene, è stata “grinta”. La voglio prendere come un ultimo consiglio.

In una delle nostre vite precedenti (nel 2004), Amedeo ha scritto per me un brano e qualche anno dopo ha anche realizzato un video con una sequenza di mie vecchie foto, che aveva meticolosamente scelto. Lo ha intitolato “Estella”, come il nickname che usavo per entrare su ICQ per parlare con lui. Da allora ci siamo reinventati diverse volte entrambi, ma non ci siamo mai persi. Mai. Neanche ora.

Ciao Ahmed, ci sentiamo!

8 pensieri su “Il mio amico Amedeo

  1. Madonna che colpo Fede.
    Lo avevo incontrato per caso sul wall di Antonello e curiosando rimasi senza parole.
    Oggi ho lanciato random una sua compilation guidando in campagna e sembrava di stare in Italia.

    1. Ciao Paolo. Abbiamo perso un uomo che brillava in ogni sua manifestazione.
      Sembrerà un luogo comune, ma il mondo è davvero meno splendente senza di lui.
      Per fortuna la sua musica e il suo ricordo sono eterni.

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